Fenomeno Fake News

Sta spopolando in queste ore una notizia dai contorni tragici: secondo diverse fonti, infatti, a partire dal 1° gennaio 2020 non sarà più possibile riprendersi la monetina usata per sbloccare i comuni carrelli del supermercato, bensì questa sarà donata agli immigrati.

La notizia non è affatto nuova: gira da diverso tempo e sebbene completamente infondata continua a trascinare centinaia di utenti. 

 

Nuova legge Europea per i soldi agli immigrati: tutto quello che vuoi sapere sul fenomeno Fake News

Sul business delle fake news si è scritto e detto di tutto: negli ultimi 5 anni l’argomento è stato eretto a colonna portante di chiacchierate al bar, dibattiti tra intellettuali e mozioni parlamentari. La disinformazione che deriva dai link sensazionalistici ha davvero influito sulla nostra vita?

Manteniamo la calma, però, perché secondo uno studio della Reuters Institute e Oxford University anche il più popolare sito di notizie false (Retenews24) raggiungerebbe in media appena il 3.1% degli italiani sul web ogni mese.

Una percentuale che non è poi così influente.

In verità, non sapremo mai quanto le fake news influenzino il nostro pensiero, possiamo solo farci un’idea.

Nel 2018, ad esempio, l’Oxford Internet Institute, un laboratorio di ricerca associato all’Università di Oxford, ha rintracciato campagne di disinformazione -vera e propria pubblicità a notizie non fondate- in ben 48 paesi, 28 in più rispetto al 2017.

Se ti stai chiedendo fondamentalmente perché viene profuso tutto questo impegno, la risposta è semplice: il guadagno.

Infatti, questi siti vengono riempiti di banner, pubblicità e traggono guadagno da ogni singola interazione. Ne consegue, che l’interesse per la diffusione di una fake news è davvero ingente, un vero e proprio business. Quasi un lavoro. Ne sapeva qualcosa Paul Horner, prematuramente scomparso nel 2017 a 38 anni, che con il suo giro di fake news era arrivato a guadagnare diecimila dollari al mese.

Il “Re delle bufale” era l’autore di notizie e pettegolezzi (“Obama è gay e musulmano”, “I contestatori di Trump sono pagati dai poteri forti”) che hanno fatto il giro del mondo, e in un’intervista al Corriere nel 2016, ha confessato di sentirsi responsabile per l’elezione di Trump.

 

Come riconoscere una Fake News

Fu lo stesso Horner a lasciare qualche consiglio per “difendersi da quelli come lui”.

Come fare, quindi, a riconoscere una fake news?

  • Verifica l’URL
    Il primo passo è quello di verificare l’url: in Italia vanno forte laRefubblica.it, ilFattoQuotidaino.it e tutti questi giochi di parole di rara bellezza. Lo scopo è ovviamente confondere lo sguardo poco attento dell’utente e dare credibilità alla notizia. 
  • Verifica la fonte
    Quando ti trovi davanti una notizia che fa storcere un po’ il naso, fai una breve ricerca su google, cerca di verificare le fonti, guarda se la notizia è stata ripresa da testate serie ed accreditate. 
  • Esercita il senso critico
    Di fondo, però, il vero e unico baluardo di difesa contro la diffusione della fake news è l’esercizio del senso critico. Quando leggi una notizia chiediti sempre “questa fonte è credibile?”, “è possibile che il soggetto X abbia rilasciato questa dichiarazione?”
    Certo, per esercitare il senso critico, bisognerebbe prima possederlo. E’ per questo che bisogna sottolineare come il senso critico vada di pari passo con il libero arbitrio. Insomma, è libero chi vuole credere che la terra sia piatta.
    Ma è libero anche chi lo vuole chiamare cretino.


Parliamoci chiaro: il fenomeno fake news è vecchio come il mondo. Tutto sta nel voler manipolare l’emozione dell’altro allo scopo di spingerlo a compiere azioni ben premeditate, che sia la condivisione compulsiva di un post per generare introiti o diffondere una credenza per acquisire adepti.

La storia, purtroppo, è piena di false notizie. E più queste storie sono assurde più hanno credito. Tra le più famose, vale la pena ricordarle: “che mangino brioches!” dichiarazione attribuita a Maria Antonietta di Francia e in verità mai pronunciata (che le costò buona parte della sua decapitazione), la terra è piatta, gli USA non sono mai sbarcati sulla luna, ed una sequenza infinita di teorie complottiste, in verità completamente screditate, che hanno avuto e hanno tuttora un impatto terrificante sulla qualità della vita di migliaia di persone.

Un esempio storico è stata la pubblicazione nel 1903 in Russia de I Protocolli dei Savi di Sion, oggi riconosciuto come un falso documentale, messo appunto dalla polizia segreta zarista. Il documento attestava una fantomatica cospirazione ebraica e massonica il cui obiettivo era impadronirsi del mondo. Ci vollero quasi vent’anni affinché questo documento venisse smentito, ma l’antisemitismo fomentato non ebbe freno, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Ancora oggi questa pubblicazione rimane alla base dell’ideologia di partiti e movimenti islamisti e fondamentalisti.
E’ quasi un secolo che questa bufala domina le scene, ma negli ultimi anni è stata affiancata da una altrettanto imponente che influisce in maniera altrettanto drammatica sulla nostra società: i vaccini causano autismo.

Questa bufala ha avuto un’insorgenza piuttosto ambigua: tutto parte da una pubblicazione sulla rivista “Lancet” -una delle massime autorità in campo scientifico-, di uno studio condotto da tale Andrew Wakefield, medico ricercatore, il quale avrebbe riscontrato in un campione di 12 bambini una correlazione tra il vaccino trivalente e l’insorgenza di sindromi autistiche.

La notizia ebbe una rilevanza mondiale e i tassi dei bambini sottoposti al vaccino precipitarono vertiginosamente. Studi effettuati a posteriori sullo stesso campione, però, hanno dimostrato che Wakefield aveva semplicemente falsificato i risultati.

Il danno, però, era ormai fatto. A nulla sono valse le smentite e le prese di distanza che la stessa “Lancet” ha pubblicato e, pare, a niente siano serviti decine di studi indipendenti e tutti concordi tra loro: scientificamente parlando non c’è una correlazione tra i vaccini e l’autismo.

La bufala dei vaccini che causano autismo ha avuto una rilevanza mediatica molto particolare: una rivista scientifica di grande rilievo, conferenze stampa, attenzione mediatica globale…
Solitamente le fake news non possono contare su un terreno così fertile, ma sfruttano meccanismi molto più semplici. 

 

Come rendere virale una Fake News

  • “NOTIZIA SHOCK!”
    La base di una fake news di successo, elemento davvero imprescindibile, è la sensazionalità della notizia. Più questa è scioccante, assurda, incredibile, più attirerà l’attenzione degli utenti. Non importa davvero quale sia la natura della notizia, ma quanto questa susciti stupore, indignazione, meraviglia, schock. 

 

  • Le campagne a pagamento
    I bufalari più esperti possono servirsi anche di campagne di sostegno ad hoc, come le sponsorizzazioni permesse dai social. Fino a qualche mese fa, anche Facebook non badava poi così tanto ai contenuti. Solo recentemente, infatti, è stato creato un algoritmo capace di discernere “il bene dal male” su segnalazione degli utenti. 
  • I bot
    Lì dove non si può agire con campagne a pagamento, ci pensano i bot. Il bot (abbreviazione di robot) in terminologia informatica è un programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani. Si tratta, sostanzialmente, di profili finti disseminati sui vari social. Il loro unico compito è quello di condividere e favorire la diffusione dei contenuti. Facebook sta agendo anche in questo senso, e ha chiuso molti profili palesemente automatizzati.
  • I troll
    Oltre ai bot, l’incredibile business delle fake news può contare anche sui troll: persone vere, con più profili e più pseudonimi, difficili da smascherare ma altrettanto intenzionati alla diffusione massiccia.

 

Difendersi dalle fake news sembra davvero difficile. Questo perché, anche tra chi si occupa di comunicazione, dilaga un trend davvero preoccupante: allargare il fenomeno, facendo promesse impossibili da mantenere.

Spesso i clienti di un’agenzia di comunicazione vengono attirati da promesse di alta indicizzazione e tantissima visibilità su internet.
Ma vale davvero la pena ottenere tutto questo, legando il proprio marchio alle Fake News?
I buoni risultati si ottengono anche con l’onestà intellettuale, valore imprescindibile per dei seri professionisti.

Se hai bisogno di aiuto per curare la comunicazione della tua attività, affidati a chi non si basa sulle parole, ma sui fatti, per aiutarti a crescere, rimanendo fedele a te stesso.