Le tecniche della pubblicità persuasiva

Spopola in questi giorni il nuovo spot Apple per l’IPhone 11 Pro, dove lo smartphone viene colpito con qualunque tipo di oggetto.

Lo slogan è semplice: it’s tough out there, è dura là fuori.

Così Apple ha centrato il punto: dimostrare le prestazioni e la resistenza del suo nuovo prodotto.

Apple, infatti, sa bene che la pubblicità è la prima vera immagine che l’utenza ha della azienda, del brand o del prodotto.

La pubblicità è una presentazione, un tacito patto tra te e la persona la cui attenzione è attirata dal tuo annuncio.

E’ una richiesta di fiducia, una dichiarazione: “ecco cosa posso fare per te, se solo mi scegliessi”.

La pubblicità è un biglietto da visita, è il vestito buono della domenica : deve essere la rappresentazione del meglio che puoi offrire; essere efficace, saper andare al cuore del tuo pubblico.

 

La tua pubblicità deve essere in grado di dire “prendi me, scegli me, ama me”

Se la tua azienda o il tuo brand non possono contare su una pubblicità che colga tutti questi punti, il tuo compito diventa ancora più difficile. Come farai a spiegarti ai tuoi potenziali clienti? Come potrai dimostrargli le tue capacità?
È per questo che il nostro consiglio è di affidarti a chi, per te, può costruire un’immagine solida, che aiuti i tuoi clienti a fidarsi del tuo business.

Di’ la verità, siamo riusciti a farti venire voglia di investire in una campagna pubblicitaria (o di riguardare Grey’s Anatomy). Ebbene, ti abbiamo dato un esempio di che cos’è la pubblicità narrativa (e di quanto ti abbiano segnato le serie tv).

Esistono centinaia di modi di approcciarsi alla comunicazione persuasiva, che vanno poi a raggrupparsi in macrocategorie, la pubblicità narrativa è una di queste.

Ma andiamo per gradi: per realizzare una buona pubblicità, il primo passo è stabilire il tuo target. Come in qualsiasi ambito della comunicazione, stabilire preventivamente un target, è fondamentale per stabilire COME e DOVE fare pubblicità.

Una volta fissato questo, si può passare a studiare la pubblicità più adatta al nostro prodotto, sia esso un oggetto, un brand o un’azienda.

Formulare una narrazione è una strategia di comunicazione che fa leva sull’emotività dell’utente.

Grazie all’ironia, il sentimentalismo, il dramma, si coinvolge l’utente e si va a generare un legame tra il prodotto e il papabile cliente. Le soluzioni pubblicitarie che utilizzano questa strategia mettono, in realtà, in secondo piano l’intento strettamente persuasivo, bensì si concentra sul generare un’empatia.

L’obbiettivo fondamentale è di creare un’immagine di grande appeal, di toccare determinate corde dell’emotività dell’utente.

 

Tipi di Pubblicità

Un Viso Amico

Su questo fondamento, in realtà, si base anche un’altra macrocategoria di comunicazione pubblicitaria: la pubblicità con un testimonial.

Utilizzare un personaggio pubblico come testimonial del nostro prodotto ci avvantaggia nel legame di fiducia che deve crearsi con quello che potrebbe essere un nostro cliente. Le grandi aziende si servono di volti comuni, giocano sulle sensazioni che quel personaggio può generare.

Ricordi Rocco Siffredi come testimonial per le patatine Amica Chips? Certo… Come dimenticarlo. Utile è anche il marchio stesso che ci mette la faccia, come Giovanni Rana, Amadori, o Roberto Carlino… Può essere davvero utile per costruire (solide realtà) come un legame tra te e l’utente.

 

La Differenza tra me e te

Un’altra strategia di cui si servono grandi aziende è quella di realizzare una pubblicità comparativa: mettere, cioè, a confronto il proprio prodotto con un altro, in modo tale da far emergere i punti forti.

È  una strategia molto comune, ad esempio, nel campo di detersivi o in generale prodotti per l’igiene. Il confronto, spesso, si ha tra il prodotto pubblicizzato ed un analogo, di un’altra marca, non meglio precisata. Altri, però, sono molto più spudorati: come non citare lo spot Pepsi  dove un bambino utilizza due lattine Coca-Cola solo per raggiungere la tanto agognata Pepsi?

 

E’ il tuo momento!

Una strategia particolarmente semplice da struttura, sebbene poi non risulti molto efficace è la Call to Action, il richiamo all’azione. L’utente viene stimolato muoversi, partecipare, agire.

“Bevi la nostra birra”, “Partecipa al concorso”…  La Call to Action è una strategia molto versatile e forse un po’ abusata.

Risulta particolarmente utile, se, magari, è messa in relazione con una strategia narrativa: “Dona l’8×1000 alla Chiesa Cattolica.

Perché? Chiedilo a loro”.

 

Tutti gli occhi a me!

Un tipo molto efficace di strategia pubblicitaria è quella di porre il marchio al centro dell’attenzione, senza concentrarsi particolarmente su un singolo prodotto.

È un metodo di comunicazione molto persuasivo, in quanto mette in risalto le caratteristiche proprie del marchio, riuscendo, quindi, a estendere i suoi benefici su tutta la gamma di prodotti.

È quello che, ad esempio, spesso fa la Apple, che già nel 1984 si è resa protagonista di uno spot che ha rivoluzionato il mondo della pubblicità.

 

Queste strategie di comunicazione si sono rivelate particolarmente efficaci a partire dagli anni ’80, quando l’avvento della tv commerciale ha reso disponibili più spazi per la pubblicità, sia in tv, appunto, che di riflesso su periodici e quotidiani.

Il fatto stesso che si fossero andati a creare tanti spazi, ha generato, parallelamente, l’interesse di più aziende a fare pubblicità, anche nello stesso settore.

Si è andata a creare, quindi, una certa concorrenza. Questo ha spinto le aziende stesse a investire il proprio prodotto non più solo delle funzionalità intrinseche, ma di una vera e propria personalità e di uno stile distintivo. La pubblicità, quindi, non può limitarsi solo a illustrare il prodotto, ma deve essere capace di sedurre il pubblico, ammaliarlo, affascinarlo.

Negli ultimi anni, la pubblicità ha nuovamente rivoluzionato se stessa.

Grazie all’avvento dei nuovi media, il web, i social network, la pubblicità ha sperimentato nuove frontiere e nuove strategie per fare presa sul pubblico, ma lo stile narrativo ha mantenuto il suo ruolo centrale.

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